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Home » News » Memorie in bianco e nero

Il volume Memorie in bianco e nero. Testimonianze di tutela e dispersioni del patrimonio artistico di Siena e Pitigliano attraverso il fondo storico dell'archivio fotografico della Soprintendenza di Siena di Fabio Torchio racconta la storia della Soprintendenza senese attraverso una ricchissima selezione inedita delle lastre e delle stampe otto-novecentesche che costituiscono il vasto fondo storico del suo archivio fotografico.

Si tratta di un corpus di impressionante ricchezza che offre il filo conduttore per un lungo viaggio attraverso le vicende, i rischi e a volte i disastri causati dall'uomo alle testimonianze del proprio passato artistico, in una prospettiva di ricerca in cui le foto danno forma e visibilità ai ricordi o alle cronache scritte. Un cammino, quello del quaderno, lungo quasi due secoli e in cui si intrecciano la storia dell'arte e le tappe della complessa attività quotidiana dell'ufficio di tutela: dalla necessità di approntare strumenti di documentazione e di conoscenza del patrimonio esistente (illustrata dalla grandiosa campagna fotografica realizzata a Pitigliano, tra il 1915 e il 1916, da Adolfo Denci sotto la direzione dell'Ispettore Evandro Baldini), all'impegno dispiegato di fronte ad eventi eccezionali, testimoniato invece dai suggestivi scatti che illustrano i provvedimenti presi a difesa delle opere d'arte senesi e grossetane nel corso della seconda guerra mondiale.

Uno sforzo documentario che arriva a volte, nell'impossibilità di impedire un danno irreparabile - quale fu la vendita e la dispersione delle statue che Giuseppe Mazzuoli aveva realizzato per il Duomo di Siena - a fissare almeno sulla carta lo stato di fatto precedente allo scempio: grazie a una serie di rarissime albumine il libro mostra infatti, per l'ultima volta, le opere nella loro collocazione originale, prima che alla fine dell'Ottocento venissero rimosse e trasportate al Brompton Oratory di Londra.

I Quaderni, che non a caso sono bilingui ­ afferma il soprintendente Bruno Santi ­ nascono essenzialmente per costituire strumenti di approfondimento sulla storia dell'arte e sul patrimonio culturale senese e grossetano e sono destinati quindi al pubblico internazionale sia degli studiosi che degli appassionati.

Il Professor Salvatore Settis - direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, professore ordinario di Storia dell¹arte e archeologia, nonché direttore dal 1994 al 1999 del Getty Research Institute for History af Art and Humanities di Los Angeles e autore di Italia Spa, libro-denuncia sul rischio della svendita del patrimonio culturale italiano - a presentare a Siena il volume Memorie in bianco e nero. Testimonianze di tutela e dispersioni del patrimonio artistico di Siena e Pitigliano attraverso il fondo storico dell'archivio fotografico della Soprintendenza di Siena di Fabio Torchio che racconta la storia della Soprintendenza senese -attraverso una ricchissima selezione inedita delle antiche lastre e delle stampe otto-novecentesche che costituiscono il vasto fondo storico del suo archivio fotografico- e ne fa comprendere compiutamente la sua rilevanza nell'opera di salvaguardia del patrimonio culturale di competenza.

Grazie ad un corpus fotografico di impressionante ricchezza che offre il filo conduttore per un lungo viaggio attraverso le vicende, i rischi e a volte i disastri causati dall'uomo alle testimonianze del proprio passato artistico, si dipana un cammino, lungo quasi due secoli e sviluppato in tre contributi in cui si intrecciano la storia dell'arte e le tappe della complessa e fondamentale attività quotidiana dell'ufficio di tutela: dall'impegno dispiegato fatto di aspetti normativi e di episodî vissuti di fronte ad eventi eccezionali, come i provvedimenti a difesa delle opere d¹arte senesi e grossetane nel corso della seconda guerra mondiale alla necessità di approntare strumenti di documentazione e di conoscenza del patrimonio esistente, illustrata dalla grandiosa campagna fotografica realizzata a Pitigliano, tra il 1915 e il 1916, da Adolfo Denci sotto la direzione dell'Ispettore Evandro Baldini, Fino, a volte, allo sforzo documentario compiuto nell'impossibilità di impedire un danno irreparabile come fu la vendita delle statue che Giuseppe Mazzuoli aveva realizzato per il Duomo di Siena qui immortalate per l'ultima volta in rarissime albumine nella loro collocazione originale, prima che alla fine dell'Ottocento venissero rimosse per essere trasportate al Brompton Oratory di Londra dove tuttora si trovano. In quest'ultimo contributo che Fabio Torchio intitola suggestivamente 'Prima delle Soprintendenze' è efficacemente ricostruito l'ambiente culturale senese dell'epoca, i pareri favorevoli e contrarî all'alienazione, le posizioni di personaggi rilevanti per il prestigio acquisito nel campo artistico nella Siena del tempo e infine il ragionevole interrogativo su quali sarebbero stati gl'interventi risolutorî qualora fosse stato presente e avesse avuto potere discrezionale nella decisione definitiva l'ufficio della Soprintendenza, che verrà istituito solo nel 1902. Un interrogativo questo che si ripropone in tutta la sua drammatica attualità in un momento come quello odierno in cui si tenta continuamente di esautorare la Soprintendenza o perlomeno di sovrapporsi a essa da parte di istituzioni che invece dovrebbero più fruttuosamente affiancarla per una più efficace politica di intervento di difesa del patrimonio.


DALL'ARCHIVIO
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