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Home » News » Mercato Usa: bacino potenziale per il mobile toscano

L’East Coast, NY e Miami più aperte ai nostri prodotti. Da sviluppare la capacità di farsi conoscere, di adattarsi alle necessità specifiche dell’interlocutore e del mercato, di fornire servizi e supporti alla vendita adeguati.

Un potenziale di crescita ancora inespresso, soprattutto nella costa est degli Stati Uniti, a Miami e a New York. Investire in comunicazione e adattarsi alle esigenze dell’interlocutore e del mercato sono i due principi guida.

Questi i risultati della ricerca “Le opportunità di mercato per l’industria toscana del mobile in Usa”, l’indagine promossa dal Consorzio Casa Toscana e dalla Regione Toscana ed effettuata dal Centro Sperimentale del Mobile, per approfondire le potenzialità presenti nel bacino statunitense.

La ricerca si è svolta dal 19 febbraio al 6 marzo in Usa. In questo periodo il gruppo di lavoro, composto da Irene Burroni, Fabio Maroncelli e Angelo Minutella, ha svolto un’indagine sul mercato statunitense raccogliendo informazioni attraverso visite dirette negli showroom. Sono state  42 le strutture visitate, di queste 6 a San Francisco, 6 a Los Angeles, 11 a New York, 7 a Miami. Ed ancora, il gruppo ha visitato 7 catene di distribuzione e 5 design center. Altro strumento di lavoro sono state le ricerche dell’Ice, Economia & Management e le riviste specializzate.

«L’obiettivo di una attività che ha queste caratteristiche – dice il presidente del Centro Sperimentale del Mobile Luigi Borri – è quello di individuare gli scenari, di creare contatti e dunque opportunità per le aziende del mobile. Il lavoro fatto mette bene in luce come l’innovazione, la qualità, il design siano gli elementi vincenti per il mercato Usa. In questo contesto, infatti, il prezzo del prodotto non è un elemento di competitività. Innovazione, internazionalizzazione, progetti per sostenere il design sono anche i vari campi dove si muove il Centro Sperimentale».

Nell’East Coast, vale a dire New York e Miami, esiste un potenziale di crescita ancora tutto da sfruttare. Mentre in queste due città, come confermano gli stessi rivenditori delle aree visitate, c’è un forte potenziale per il prodotto moderno di marche non ancora note e per il mobile ecologico, è nelle grandi città dell’interno  - Denver, Dallas, Seattle - che si svilupperà in futuro la cultura del design.

Il Pil pro capite negli Usa è di circa 37.600 dollari annui, con un import pro-capite di prodotti italiani di alta gamma di 6.72 dollari annui. Un valore ben inferiore a paesi, per fare un esempio, come la Gran Bretagna, dove l’import pro capite di prodotti italiani di alta gamma è di 22,9 dollari annui. Questo nonostante il Pil procapite in Inghilterra sia di 25.000 dollari annui, più basso dunque rispetto agli Usa. Inoltre, gli statunitensi cambiano casa in media una volta ogni cinque anni. Circa il 25 per cento dei nuclei familiari indica il contemporaneo e l’high tech come stili di arredo che riflettono i loro gusti. Infine, i Green Building Standard non sono ancora obbligatori, ma vengono forniti incentivi finanziari alle aziende che li rispettano.

In questi elementi sta la possibilità di vedere crescere il mercato del mobile.

Le previsioni che vengono fatte dagli operatori delineano una crescita della cultura del design. I rivenditori intervistati dal Centro Sperimentale già contano su una clientela in grado di riconoscere l’alto valore qualitativo e culturale del prodotto italiano, in particolare toscano, che ha un valore sia di contenuto - ovvero nel design, nei materiali, nelle forme proposte - che culturale. Del prodotto si apprezza e si riconosce ciò che lo lega alla tradizione produttiva, al territorio, alla manodopera locale.

Secondo le indicazioni della ricerca, l’impresa toscana del mobile per radicarsi negli Usa deve potenziare la comunicazione, la propria capacità di adattarsi alle necessità dell’interlocutore, la capacità di fornire servizi e supporti alla vendita specifici per quel mercato. Negli Usa, infatti, gli investimenti in comunicazione hanno un’importanza superiore rispetto ad altri mercati. Le due tipologie di acquirenti, il cliente privato e il professionista, risultano entrambi influenzati enormemente dalle attività promozionali e pubblicitarie delle aziende, scelgono i prodotti facendo uso di riviste di settore e di Internet. Altri punti di forza dell’azienda che vuole essere presente nel mercato Usa sono la tempestività della risposta, la completezza della comunicazione e il costante aggiornamento, nei campionari e nei cataloghi.

Il settore casa/arredo rappresenta il 10,4 per cento del totale importato dagli Stati Uniti dall’Italia, per un valore di 922 milioni di dollari. Nel 2004 sono state buone le performance per gli oggetti di illuminazione (+10 per cento), le piastrelle (+6,45 per cento), le biancheria per la casa (+21,15 per cento), leggero decremento invece per l’import del mobile (- 2,4%). L’Italia risulta essere il terzo paese in termini di valore importato, dopo Cina e Canada, per quanto riguarda i prodotti d’arredo con un aumento percentuale del 70 per cento dal 1997 al 2002. Nello stesso periodo di riferimento c’è stata una crescita importante di Thailandia, Brasile, Romania, Polonia, India, paesi a basso costo, e un aumento determinante delle cosiddette ‘Tigri asiatiche’, in modo particolare della Cina che ha avuto una variazione del 359 per cento. Una crescita quest’ultima che ha avuto un peso maggiore nella West Coast, mentre New York e Miami non hanno risentito della concorrenza dei prodotti provenienti dalla Cina.


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