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Home » News » Vino e finanza

“Dove l’impresa del vino si incrocia con la finanza? Penso che sia possibile gestire in comune alcune fasi: la fase commerciale di vendita, ad esempio, anche se con qualche attenzione, non certo quella della produzione. Nei termini di promozione differenziata, inoltre, ritengo che strutture consortili potrebbero incontrarsi con un certo tipo di finanza. Un altro fronte, poi, riguarda gli acquisti: se le aziende si mettessero insieme, in base alle rispettive posizioni critiche, il costo unitario del singolo prodotto bancario inizierebbe a scendere…”.

Giuseppe Mussari, presidente di Banca Monte dei Paschi, mercoledì sera in occasione della tavola rotonda “Vino e finanza: matrimonio possibile?”, organizzata da Enoteca Italiana presso la Fortezza Medicea a Siena (moderatore Stefano Bisi), affronta con cautela il quesito, posto da Nicola Dante Basile, giornalista del Sole 24 Ore, autore del libro “I cavalieri della tavola. Storie di uomini e aziende del buongusto italiano”, presentato ad un folto pubblico di uomini di affari e produttori vitivinicoli.

Basile, scettico sulla reale disponibilità da parte delle banche a favorire “la crescita” delle imprese del vino, ne sottolinea “la diffidenza per il mercato del capitale”, ma anche l’esigenza competitiva per le più grandi di compiere il salto di qualità. In America sono sei le aziende vinicole approdate in Borsa, quattro in Francia, tre in Spagna. In Italia nessuna. Il primo esempio potrebbe essere quello del Gruppo Italiano Vini, il secondo d’Italia con un fatturato proiettato verso i 300 milioni di euro e 90 milioni di bottiglie sul mercato.

E’ Rolando Chiossi, presidente di Giv, seduto accanto a Mussari, e al fianco di Pietro Mastroberardino, presidente Federvini e di Lamberto Vallarino Gancia, presidente F.lli. Gancia & C, a spiegare gli step dell’operazione. “Dal 1° gennaio 2007 la commerciale verrà gestita da un Spa ed entro il 2008 questo riguarderà anche il ramo industriale, saremo a quel punto pronti per accedere al sistema di finanza evoluta…”. Strumenti finanziari (futures, warrent ecc.), che vanno oltre l’economia classica. “Si può anche valutare di non mettere a rischio il capitale - spiega Lamberto Gancia - e il ricorso alla finanza evoluta può rappresentare una soluzione al passaggio di successione…”.

E se Piero Mastroberardino, sottolinea la forte vocazione al “family business” delle imprese italiane, “modello che è una risorsa, ma anche un limite che va superato”, Mussari ricorda che “la banca non è solo il luogo dove si trova il denaro” e suggerisce sul modello della moda, l’ipotesi di un “bouquet di marchi differenziati”, espressione di un gruppo di imprenditori che “chiedono e propongono la soluzione di un problema”, di fronte ai quali “l’intermediazione del credito può essere implementata con servizi aggiuntivi”.

“E’ stato un confronto vivace tra aziende e banche, su quello che può essere uno sviluppo in questo settore - afferma Fabio Carlesi, direttore di Enoteca Italiana -. Ovviamente non ci sono ricette utili per tutti - conclude - ma interventi mirati caso per caso. Da questo confronto viene fuori un contributo per meglio comprendere quale strada seguire”.
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